CICLI ROSSI INFORMA: Test – gravel e mtb a confronto

Il grande entusiasmo che si è creato attorno alle gravel bike è dato dall’estrema polivalenza di questi mezzi. Le geometrie rilassate, i telai resistenti, le coperture generose e artigliate e gli impianti frenanti a disco (sempre più spesso di tipo idraulico) le collocano a metà tra le bici da corsa e le mtb. Nate negli USA come bici per affrontare le numerose strade bianche del paese, le gravel appaiono come bici capaci di fare un po’ di tutto, per pedalare al massimo su asfalto e per fare il pieno di adrenalina sullo sterrato.

Ma quali sono i limiti di queste bici? Quanto è possibile spingersi in là?Per trovare risposta a queste domande abbiamo deciso di effettuare dei test approfonditi, mettendole a confronto con le regine di ciascuna disciplina: le bici da corsa e le mountain bike. Iniziamo a pedalare fuoristrada, analizzando il comportamento di una gravel bike su un percorso da mtb.

Il test


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Obiettivo del test è quello di capire quanto è possibile spingere in là una gravel bike sui terreni sconnessi, siano questi sterrati, argini di fiumi, strade bianche o trail nei boschi. Il fine è quello di scoprirne il limite e le potenzialità e capire in quali situazioni è meglio sfruttare la propria gravel bike, per poter poi consigliarne l’acquisto sulla base del reale utilizzo.

Per farlo abbiamo eseguito diversi test, strapazzando la nostra gravel bike su diverse tipologie di percorsi:
• Uscite lunghe (minimo 50km) con un buon dislivello positivo (600-1000mt). Il percorso in sé è tecnicamente facile e si snoda lungo argini dei fiumi, strade bianche, passaggi su asfalto e qualche veloce sentiero nei boschi;
• Trail corto ma piuttosto tecnico, con sentieri nei boschi, discese con gradoni, passaggi con rocce e radici e numerosi strappi alquanto ripidi.

Tutti i tracciati percorsi possono essere effettuati con una front con 100mm di escursione.

La bici


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Abbiamo messo alla prova un vera gravel bike: una Niner Rlt 9, con telaio in alluminio e forcella in fibra di carbonio.

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La trasmissione è una Shimano Ultegra 2×11, con guarnitura doppia da 46/36T e cassetta posteriore maggiorata da 11-36T. I pedali degli Shimano SPD per mtb.

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Le ruote sono Mavic Aksium con sgancio rapido (10×100 all’anteriore e 10×135 al posteriore), gommate con copertoni WTB Nano da 700×40, con tassellatura fitta per terreni duri e scorrevoli. Le coperture utilizzano la camera d’aria e sono state gonfiate a 3.5bar di pressione.

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Il sistema frenante è il nuovissimo Shimano RS-ST785 ad azionamento idraulico, con rotori da 160mm su entrambe le ruote. Pastiglie in resina, con sistema di ventilazione Shimano ICE (stessa tecnologia dei rotori).

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Il manubrio è un Salsa Woodchipper mentre attacco manubrio. Il peso della bici si attesta sui 10kg.

Posizione in sella


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Rispetto a una mtb front (la reale “sfidante” di questo test), la posizione in sella sulla gravel bike offre un feeling differente. Ovviamente la differenza sostanziale la fa la componente di sterzo, con il manubrio Woodchipper che consente tre diverse posizioni di presa, i grandi paramani dei comandi cambio e l’integrazione freno-cambio tipica degli STI. L’iniziale spaesamento che può avere un biker che per la prima volta sale su una gravel bike è decisamente più elevato di quello potrebbe vivere uno stradino che passasse da una bdc a una gravel e questo è dovuto proprio all’assetto del manubrio e delle leve freno.

Impressioni di guida


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La nostra gravel bike ha affrontato i sentieri sterrati con grande coraggio. Il telaio è risultato reattivo e solido, mentre la forcella in fibra di carbonio ha assorbito i colpi e le asperità fino a che ha potuto, arrendendosi poi quando il sentiero è diventato molto tecnico.

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Nei tratti pianeggianti lungo l’argine del fiume ho potuto spingere la gravel più di quanto abbia spinto la mia mtb front. Una delle cose che si devono fare appena si entra nei sentieri con la gravel bike è modificare la propria impostazione di guida: bisogna cercare traiettorie più pulite ed evitare al massimo rocce e radici troppo umide. In curva la gravel si è dimostrata davvero fenomenale, offrendo dei rilanci impressionanti.

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La posizione più eretta rispetto a una bdc premia notevolmente quando si pedala in fuoristrada, poiché il controllo è maggiore e anche la maneggevolezza viene premiata. Di fronte ai numerosi “muri” che caratterizzano la Brianza, la mia Niner si è comportata molto bene: la posizione comunque di stampo stradistico mi ha consentito di portare il peso in avanti e così mantenere incollata a terra la ruota anche su pendenze estreme.

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La scelta della guarnitura 46/36T si è rivelata azzeccata, perché mi ha permesso di usare rapporti più agili per superare tratti ripidi o molto fangosi. Se avessi optato per una compact da strada (50/38T), avrei fatto molta più fatica. Le gomme hanno fatto il loro dovere, essendo nate per l’utilizzo nel ciclocross, la traiettoria era sempre pulita e non mi sono mai sentito instabile sulla bici. Discorso a parte per i comandi cambio: passare dai comandi mtb agli STI è destabilizzante all’inizio e bisogna “farci la mano”. Sui primi strappi arrivavo sempre lungo e mi è toccato far scattare il deragliatore quasi da fermo, con il rumore di ferraglia che ne consegue. Sui primi strappetti ho messo giù il piede, perché non avevo calcolato bene il rapporto da usare. Una volta fatta la giusta pratica, il tutto diventa automatico e il problema sparisce.

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Anche nei passaggi su asfalto (visto che non avevo alcuna velleità agonistica) le gomme tassellate ma scorrevoli non mi hanno inchiodato alla strada, permettendomi così di pedalare ben più veloce di quanto avrei potuto fare con la mia mtb. I freni a disco idraulici Shimano hanno la medesima resa, modularità e potenza dei “colleghi” per mtb e la frenata è sempre stata precisa e potente. I dischi da 160mm sono però il minimo sindacale se si vuole usare la gravel su sterrati, magari su strade bianche molto scorrevoli e con numerosi saliscendi. I rotori da 140mm avrebbero sicuramente dato una risposta più blanda.

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Il discorso cambia notevolmente quando il tracciato si fa tecnico e radici, rocce e gradini la fanno da padroni. La guida diventa più instabile e la mancanza della forcella ammortizzata obbliga a passaggi più lenti, con i conseguenti rilanci (molto stancanti). Sui terreni molto smossi la bici ha pagato dazio, mentre si è rivelata inaspettamente affidabile nelle discese con terreno duro.

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Le ruote da ciclocross aiutano a superare gli ostacoli grazie al loro diametro ma se si vuole pedalare parecchio in fuoristrada, non si può scendere sotto i 40mm di larghezza delle coperture, altrimenti il grip verrebbe annullato. Nei tratti davvero sconnessi bisogna alzarsi sui pedali, se non altro per evitare di far scaricare tutti i colpi sulla schiena.

Considerazioni


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Mi sono divertito? Tantissimo. Ho usato la RLT9 della Niner sui sentieri di casa, quelli che ormai considero solo un passaggio obbligato per raggiungere trail più tecnici (e lontani) con la mia mtb. La gravel mi ha consentito di riscoprire quei sentieri e di valorizzarli, offrendomi adrenalina, divertimento e una dose di soddisfazione non indifferente. Sono sentieri semplici per una mtb front ma che con una gravel regalano nuove emozioni.

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Mi è piaciuto molto il fatto di poter variare il percorso su asfalto e di immettermi nei sentieri senza patemi, allontanandomi dal traffico e dal rumore, seppur usando una bici che è in tutto e per tutto una bdc più rilassata.

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Detto questo, le gravel bike non sono mtb. Quando il sentiero si fa tecnico, la forcella rigida, la piega da corsa e la posizione in sella non perdonano nulla, trasformando alcuni facili passaggi da fare con una front in una sfida impossibile (e poco divertente, lasciatemelo dire).

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Quando però il sentiero riemerge dal bosco e si trasforma in strada bianca, la gravel consente di ripartire alla grandissima e di godere di ogni singolo centimetro di quel percorso. Con una mtb invece non si farebbe altro che pensare a ributtarsi nel primo sentiero flow a disposizione. Un consiglio: se avete intenzione di fare tanto sterrato, l’idea di montare un doppio nastro manubrio per aumentare l’assorbimento delle vibrazioni è molto valida e consigliata.

Consigli per l’acquisto


Quindi, ha senso per un biker acquistare una gravel bike? Sicuramente, per una serie di ragioni:

Permette di valorizzare i sentieri meno tecnici

Quando si vive in città, si ha una famiglia e un lavoro full time, ritagliarsi tempo per pedalare può diventare un gioco di delicati equilibri. Il tutto poi diventa più difficile quando i sentieri sono lontani. Una gravel permette di valorizzare le strade bianche, i sentieri dietro casa, gli argini dei fiumi e persino i parchi pubblici. Infatti quando ho poco tempo m’infilo dentro al Parco di Monza e pedalo lungo qualche sentierino, cosa che con la mtb sarebbe quasi ridicola.

Offre un’alternativa

Avere a disposizione una gravel bike consente di variare i percorsi e di avere a disposizione un’alternativa allenante. Se il ciclocross può apparire troppo agonistico, l’uso della gravel consentirà di fare fiato e di pedalare anche in inverno, quando magari i trail in montagna sono poco praticabili. E i vantaggi di questa attività avranno impatti benefici sulla stagione agonistica di biker e stradini.

Le gravel race

Possedere una gravel bike dà la possibilità di partecipare alle nascenti gare, che stanno iniziando a prendere vita anche nel nostro paese. Basate sul modello statunitense, le gravel race sono un misto tra ultracycling, granfondo e l’Eroica, con percorsi lunghi (100-160km) quasi tutti su sterrato, cronometrati o meno. Questo tipo di gare si snoda su percorsi poco attraenti per una mtb ma diventano perfetti se affrontati con una gravel bike. Partecipare a una gara gravel (che ad oggi risultano ancora libere dai livelli di testosterone dilagante tipici delle marathon e delle granfondo) permette di fare qualcosa di nuovo, divertirsi e spesso riappacificarsi con il senso dell’andare in bici: pedalare per ottenere divertimento e gioia e non per arrivare primi.

Concludendo


Le gravel bike meritano l’attenzione che stanno avendo, perché sono bici che permettono di valorizzare sentieri e luoghi che non sono adatti per le bici da corsa ma sono poco attraenti per le mtb. Ma per favore, non chiamatele “mtb con la piega da corsa”, perché non lo sono per nulla.

 

FONTE: https://www.bikeitalia.it/

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